Leone XIV: Che Chiesa incontrano le persone quando sono più vulnerabili?

Durante l’incontro in Vaticano per i dieci anni di *Amoris laetitia*, il Papa ha invitato ad ascoltare le famiglie e ad affrontare con coraggio le questioni del matrimonio, della fedeltà e della vicinanza pastorale.

Leone XIV: Che Chiesa incontrano le persone quando sono più vulnerabili?

Papa Leone XIV ha invitato la Chiesa a rinnovare il proprio impegno nell’accompagnare le famiglie nelle sfide e nelle fragilità che affrontano oggi. Nel discorso introduttivo del 7 ottobre 2026, all’incontro in Vaticano «Dieci anni di *Amoris laetitia*: annunciare il Vangelo con le famiglie oggi», ha sottolineato che è giunto il momento di condividere le esperienze maturate dopo la pubblicazione dell’esortazione apostolica di Papa Francesco sull’amore nella famiglia, riferisce Vatican News.

«Spero che, attraverso le numerose testimonianze che portate dalle vostre Chiese e dai diversi contesti culturali, si possa gradualmente delineare un quadro condiviso di questi dieci anni, segnati dalla gioia e dalla speranza, che ci aiuti ad affrontare con sincerità le sfide e le difficoltà che restano», ha detto il Papa. Ha incoraggiato i partecipanti a portare le esperienze delle loro comunità nella riflessione comune sull’accompagnamento delle famiglie.

Leone XIV ha convocato l’incontro dei capi delle Chiese orientali e dei presidenti delle Conferenze episcopali il 19 marzo 2026, in occasione del decimo anniversario dell’esortazione *Amoris laetitia*. Si svolge dal 7 al 14 ottobre nell’Aula Paolo VI e vi partecipano anche coppie di sposi e diversi esperti. Il programma segue uno schema sinodale: oltre alle sessioni plenarie, comprende testimonianze, meditazioni, relazioni, dialoghi, lavori di gruppo e preghiera. I lavori si concluderanno con una Messa presieduta dal Papa; è prevista anche una relazione sintetica su quanto emergerà dall’incontro.

La famiglia come punto di partenza per le grandi questioni di oggi

Leone XIV ha collocato la cura pastorale del matrimonio e della famiglia nel cammino che la Chiesa e i suoi predecessori hanno proseguito dopo il Concilio Vaticano II. Ha ricordato che i padri conciliari inserirono la «dignità del matrimonio e della famiglia» nella costituzione pastorale *Gaudium et spes*, sulla Chiesa nel mondo contemporaneo. Così, ha detto, riconobbero che la vita familiare offre un accesso privilegiato alle grandi questioni culturali, economiche, sociali e politiche del nostro tempo, compreso l’impegno per la pace tra i popoli.

Secondo le parole del Papa, oggi l’interdipendenza di queste questioni è ancora più evidente. La famiglia continua ad avere un ruolo fondamentale in un approccio che collega il livello locale e quello globale, guidato dalla ricerca della fraternità universale in Cristo. Proprio per questo, ha sottolineato Leone XIV, i partecipanti all’incontro hanno una grande responsabilità. Nella sua ricostruzione storica ha menzionato anche l’esortazione apostolica postsinodale *Familiaris consortio* di san Giovanni Paolo II, evidenziando la particolare responsabilità che questo cammino ecclesiale di mezzo secolo comporta per i pastori.

In questo cammino, *Amoris laetitia*, frutto di due Sinodi sulla famiglia celebrati nel 2014 e nel 2015, ha segnato una tappa importante, ha affermato il Papa. Ha invitato a condividere racconti, frutti e interrogativi emersi nel corso dell’ultimo decennio. Ha richiamato esperienze di conversione, frutti e relazioni inaspettati, ma anche le difficoltà incontrate dalla Chiesa nel camminare con le famiglie. Sotto la guida dello Spirito Santo, ha detto, un’attenta considerazione di queste esperienze può aiutare a riconoscere ciò che Cristo ha insegnato alla sua Chiesa e dove il suo Spirito la conduce oggi.

Le famiglie partecipano alla missione della Chiesa

Il Papa ha ricordato anche il suo messaggio del 19 marzo, con il quale ha convocato l’incontro. In esso ha sottolineato che vi sono luoghi e circostanze in cui la Chiesa può diventare «sale della terra» solo attraverso i fedeli laici, e in particolare attraverso le famiglie. L’esortazione *Amoris laetitia*, ha rimarcato, invita a prendere sul serio la vocazione e la responsabilità delle famiglie stesse nella realizzazione della missione ecclesiale.

Leone XIV ha spiegato che questa partecipazione si realizza nella vita quotidiana: con l’amore e la fedeltà, la cura e il perdono, l’educazione dei figli e l’impegno a trasmettere la fede. Comprende l’attenzione agli anziani e alle persone vulnerabili, così come le molte forme di servizio alle proprie comunità e alla società. In tutti questi modi, ha detto il Papa, le famiglie testimoniano il Vangelo e contribuiscono alla vita e alla missione della Chiesa.

Rivolgendosi ai presenti in quanto pastori, il Papa ha descritto la loro responsabilità come l’annuncio della bellezza del progetto di Dio per il matrimonio e la famiglia e della sua chiamata all’amore e alla tenerezza. Questo, ha sottolineato, significa accompagnare le persone nel corso della vita, ma anche ascoltarle. La sapienza del Popolo di Dio giunge ai pastori attraverso la fede condivisa, ha detto, e illumina la vita delle famiglie, comprese le situazioni segnate da difficoltà, solitudine e apparente fallimento. «Certamente abbiamo molto da imparare dalle famiglie», ha affermato.

Questioni da affrontare con coraggio

Leone XIV si è poi soffermato su questioni che, a suo giudizio, meritano di essere affrontate con coraggio. Tra queste ha indicato il crescente divario tra i modi di vivere la sessualità e l’intimità e la concezione cristiana del matrimonio. I giovani, ha detto, continuano a desiderare amore, fedeltà e appartenenza, ma molti faticano a capire come una simile visione dell’amore possa realizzarsi nella loro vita. Faticano anche a credere che un impegno per tutta la vita sia la condizione per raggiungere ciò a cui aspirano.

Il Papa ha richiamato inoltre le circostanze concrete che influiscono sulle decisioni e sulle aspettative delle persone: «L’insicurezza economica, le migrazioni, la violenza, la solitudine e altre forme di vulnerabilità emotiva influiscono anche sulle scelte che le persone compiono e sulle possibilità che riescono a immaginare per il proprio futuro». In questo modo ha richiamato l’attenzione dei vescovi sulle condizioni di vita in cui le persone riflettono sull’amore, sul matrimonio e sul proprio cammino futuro.

Il Papa ha posto ai partecipanti una serie di domande sul significato di questi cambiamenti e sul modo in cui la Chiesa vi risponde: «Che cosa cercano davvero le persone all’interno di questi cambiamenti culturali? Che cosa ci rivelano le loro gioie e speranze, i loro dolori e le loro angosce?». Li ha poi invitati a chiedersi dove il loro linguaggio e la loro prassi pastorale riescano ad aprire una strada e dove invece non raggiungano i cuori delle persone o non sostengano il loro impegno nel fare il bene.

Leone XIV ha anche chiesto che cosa la Chiesa debba ancora imparare dall’esperienza di vita delle famiglie. «Che cosa possiamo offrire come formazione per una vita familiare sana e santa? Che cosa possiamo imparare dai genitori che cercano di accompagnare i propri figli e i giovani in circostanze simili?», ha domandato. Ha proposto queste domande ai partecipanti come spunto per ulteriori discussioni e riflessioni.

Vicinanza quando la vita non corrisponde alle speranze

Leone XIV ha dedicato particolare attenzione alla fragilità, che, ha osservato, può influire profondamente sul modo in cui le persone vedono se stesse, il proprio futuro e il rapporto con Dio e con la Chiesa. «L’esperienza della fragilità pone la questione se siamo capaci di restare vicini gli uni agli altri quando la vita non corrisponde più a ciò che speravamo e se riusciamo a riconoscere l’azione della grazia anche in situazioni segnate da limiti, ferite e apparenti fallimenti», ha detto il Papa.

Su questo, ha sottolineato, le famiglie possono insegnare a tutti, perché la fragilità fa parte della condizione umana condivisa e quindi anche della vita della Chiesa. Abbiamo bisogno della grazia, del perdono e di nuovi inizi per compiere la volontà di Dio, ha detto Leone XIV. Ha descritto la fedeltà come una grazia da accogliere e come un cammino che si rinnova gradualmente, spesso attraverso la prova.

Da questa riflessione è scaturita anche la domanda del Papa: «Che Chiesa incontrano, dunque, le persone proprio quando sono più vulnerabili?». Ha chiesto se le comunità le aiutino a scoprire che hanno ancora un posto, una responsabilità e dei doni da offrire. Ha proseguito chiedendo se la verità annunciata dalla Chiesa possa essere incontrata attraverso la pazienza, la vicinanza e la misericordia della sua presenza pastorale e come annunciare a queste persone la pienezza dell’insegnamento evangelico sulla famiglia.

Ascoltarsi gli uni gli altri e ascoltare lo Spirito Santo

Il Papa ha invitato i partecipanti a dare pieno peso a queste domande e a permettere allo Spirito Santo di parlare loro anche attraverso le situazioni che li mettono alla prova. L’obiettivo, ha detto, è discernere come la grazia salvifica di Cristo possa raggiungere oggi le famiglie: nella loro debolezza e resilienza, nelle speranze e nelle delusioni, nel desiderio di comunione e nella ricerca di senso.

«Il nostro compito non è soltanto interpretare la realtà delle famiglie, ma permettere che esse ci mettano in discussione e sollecitino la nostra responsabilità pastorale», ha detto Leone XIV, collegando questo atteggiamento a modi rinnovati di annunciare il Vangelo. Ha invitato a condividere ciò che ha portato gioia alle Chiese locali, ciò che le ha messe alla prova e le domande che l’esperienza ha reso più chiare. La diversità delle circostanze da cui provengono i partecipanti può, ha sottolineato, diventare un dono per il discernimento dell’intera Chiesa. Ha inoltre chiesto che durante l’incontro siano mantenute discrezione e riservatezza.

Ascoltarsi reciprocamente, lasciare che quanto si ascolta risuoni nei partecipanti e prestare attenzione alle ispirazioni dello Spirito Santo possono risvegliare la creatività pastorale necessaria di fronte alle nuove domande, ha affermato il Papa. Ha chiesto al Signore di aiutare a raccogliere i frutti che *Amoris laetitia* ha portato nelle Chiese locali, affinché possano nutrirne l’intera Chiesa. Un simile cammino, ha detto, può aiutare a riconoscere nuove vie e a coinvolgere più profondamente tutti i battezzati nel cammino sinodale della Chiesa.

Il discorso si è concluso con questo auspicio di preghiera: «Il Signore ci conceda la libertà di ascoltarci gli uni gli altri, la sapienza per riconoscere la sua opera in mezzo al suo popolo e il coraggio di seguire la strada che ci indica, affinché il Vangelo diventi ogni giorno più pienamente buona notizia per le famiglie di tutto il mondo».