«A Dio serve il nostro cuore, non un fiume di parole sante», dice suor Mira Majić nella riflessione spirituale del 7 ottobre 2026, memoria della Beata Vergine Maria del Rosario. Quel giorno Radio Mir Međugorje ha pubblicato le sue riflessioni per il 5, il 6 e il 7 ottobre, nelle quali invita a pregare con il cuore, ad ascoltare Gesù e a vivere l’umiltà sull’esempio di san Francesco.
Suor Mira, suora scolastica francescana di Cristo Re della Provincia della Santa Famiglia in Erzegovina e superiora del monastero dell’Annunciazione del Signore a Široki Brijeg, prepara e conduce il programma «Riflessione spirituale – Sorgente viva» dal 5 al 10 ottobre. Il breve programma va in onda dal lunedì al sabato alle 3 e alle 7:10; sacerdoti e religiose lo preparano in cicli settimanali. Le riflessioni pubblicate si possono ascoltare anche sul sito della radio.
Il Rosario: preghiera con le labbra e con il cuore
Nella riflessione del 7 ottobre, suor Mira ricorda che il Rosario si recita nelle parrocchie, nelle famiglie e, negli ultimi tempi, anche nelle piazze. Lo descrive come una preghiera con cui rendiamo lode a Maria e, insieme a lei, meditiamo i momenti più importanti della vita di Gesù. Al tempo stesso, richiama l’esperienza di recitare l’Ave Maria solo con le labbra, mentre il cuore e i pensieri sono lontani da ciò che conta.
La fretta, gli impegni e le necessità degli altri esistono, riconosce suor Mira, ma individua una causa della distrazione anche nella nostra superficialità. «A Dio serve il nostro cuore, non un fiume di parole sante», sottolinea, aggiungendo che daremo il meglio di noi per ciò che è davvero sacro e importante. Collega l’invito al raccoglimento all’attenzione per le persone che ci stanno accanto: «Usciamo oggi da noi stessi e guardiamo se c’è qualcuno che ha bisogno di una mia parola calorosa, di una stretta di mano, di uno sguardo gentile, del mio sostegno…»
La riflessione prosegue con domande sulla gioia e sul dolore di Maria, sulla sua grandezza e sulla sua purezza. Sottolinea che, in tutto questo, Maria è stata sempre Madre. Menzionando le stelle che brillano attorno al suo capo e gli angeli che la servono, suor Mira prega perché siano custodi delle nostre famiglie e delle nostre relazioni. Conclude la riflessione con l’invocazione: «Regina del santo Rosario, prega per noi!»
Quanto vivono in noi Marta e quanto Maria?
Nella riflessione del 6 ottobre, intitolata «Quanto vivono in noi Marta e quanto Maria?», suor Mira parte dall’ottobre come mese della Madonna. Descrive Maria come colei che, con il suo «Sì», è diventata Madre e regina, interceditrice e avvocata per tutti, nonché fonte di gioia soprattutto nelle difficoltà e nella sofferenza. Sottolinea che Maria rimanda sempre al Figlio e al suo Cuore, pieno di grazia e di amore per tutti.
«Chiunque siamo e qualunque cosa siamo, Gesù non rinuncia a noi, perché siamo i suoi figli amati», dice suor Mira. Accanto a questo pensiero cita una preghiera di san Francesco: «Dio vero ed eterno, guida il mio cammino e insegnami a compiere la tua santa volontà».
Riflettendo sul Vangelo di Marta e Maria, ricorda che tutti abbiamo piani, programmi e lavoro, e che tutto questo fa parte della nostra vita. Tuttavia, richiama il rimprovero di Gesù a Marta, che si preoccupa e si agita per molte cose, mentre una sola è necessaria. Riporta anche le sue parole: «Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta».
Per suor Mira, la domanda su quanto vivano in noi Marta e Maria porta a esaminare le preoccupazioni con cui riempiamo la nostra vita, benché non possiamo influire su di esse. Indica Colui ai cui piedi sedeva Maria e sottolinea che è necessario stare con Colui per mezzo del quale tutto è stato fatto e nel quale tutto sussiste. Perciò invita: «Chiediamo oggi a Gesù di fare della Marta che è in noi una Maria che si siederà ai suoi piedi e lo ascolterà».
La risolutezza di san Francesco e la via dell’umiltà
La riflessione del 5 ottobre è intitolata «Siamo risoluti come san Francesco». Suor Mira torna alla domenica precedente e a san Francesco d’Assisi. Ricorda che anche il suo tempo era segnato da guerre, conflitti, intolleranza e superbia. Presenta Francesco come un uomo che si è elevato nello spirito al di sopra di tutto questo, rinunciando prima di tutto a se stesso e scegliendo la via dell’umiltà di Cristo.
Descrive l’umiltà come la virtù che Francesco amò in modo particolare, ricorrendo all’immagine dell’abito che indossava. A differenza del dottore della legge del Vangelo, che chiede a Gesù «Chi è il mio prossimo?», Francesco, secondo le sue parole, riconosceva il prossimo in ogni persona, soprattutto nel malato, nel lebbroso, nel povero e nel disprezzato.
«Dove siamo? Quale abito indossiamo? Chi sono i nostri prossimi?», domanda suor Mira, invitando a essere sinceri con se stessi, perché ognuno deve rispondere a queste domande per sé. Se la nostra vita è lontana da quella di Francesco, dice, non è motivo di affanno, ma un’occasione per ricominciare. Sottolinea che Gesù tiene conto dei nostri limiti, ma al tempo stesso ci invita a crescere nella piccolezza e nell’umiltà.
Suor Mira descrive proprio l’umiltà come l’abito nel quale una persona può essere gioiosa e realizzata e nel quale ogni croce della vita acquista senso. Da questo stato dell’anima, dice, è possibile amare Dio e il prossimo. Invita quindi a non rimandare il perdono e l’amore, ma a essere risoluti come san Francesco, con grande umiltà. Tutte e tre le riflessioni pubblicate si concludono con il saluto: «Pace e bene!»