Fra Stipan Klarić: L’autostima non è superbia, e l’umiltà è il rimedio all’autoesaltazione

Nel programma ‘Chiedete a un sacerdote’, fra Stipan Klarić ha spiegato la differenza tra la consapevolezza del proprio valore e il desiderio di essere superiori agli altri.

Fra Stipan Klarić: L’autostima non è superbia, e l’umiltà è il rimedio all’autoesaltazione

Qual è la differenza tra autostima e superbia? A rispondere alla domanda inviata al programma **‘Chiedete a un sacerdote’ di Radio Mir Medjugorje** è stato fra Stipan Klarić, sacerdote della Provincia francescana erzegovinese, guardiano del convento di San Girolamo a Slano e cappellano della cappellania della polizia di San Biagio presso la Direzione di polizia della Regione Dubrovnik-Neretva. Nella sua risposta ha distinto la valutazione di sé dall’autoesaltazione con cui una persona vuole essere superiore agli altri.

Autostima: consapevolezza del proprio valore e delle proprie capacità

Fra Stipan descrive l’autostima come un atteggiamento fondamentale della persona verso se stessa e un presupposto per una buona qualità della vita e la salute mentale. Spiega che essa esprime la valutazione complessiva che diamo di noi stessi e influisce su quali eventi consideriamo importanti, su ciò che intraprendiamo e sugli obiettivi che cerchiamo di raggiungere. Secondo le sue parole, ci aiuta a orientarci verso esperienze positive e a evitare quelle negative.

«L’autostima è definita come un atteggiamento positivo o negativo verso se stessi», ha detto, spiegando che si tratta di una valutazione soggettiva che può essere o meno in linea con criteri oggettivi. In questa valutazione distingue due componenti: il senso del proprio valore e la fiducia in sé. Citando l’Istituto didattico di sanità pubblica Andrija Štampar, ha osservato che il senso del proprio valore comporta la convinzione di avere il diritto di essere felici e di meritare risultati, successo, amicizia e realizzazione.

La fiducia in sé, ha proseguito, è la convinzione di essere capaci di pensare, imparare, prendere decisioni e affrontare sfide e cambiamenti. Considera la valutazione di se stessi una delle valutazioni più importanti che formuliamo nella vita: il modo in cui apprezziamo le nostre capacità e il nostro valore influisce anche sul nostro comportamento quando ci troviamo di fronte alle sfide della vita. Per questo, nella sua spiegazione, l’autostima non è separata dalle decisioni quotidiane e dal modo in cui affrontiamo le difficoltà.

Ha sottolineato che questa valutazione non dipende soltanto da noi. L’autostima si forma anche attraverso le reazioni di chi ci sta intorno e i messaggi che riceviamo dagli altri. L’accoglienza e le lodi possono rafforzarla, mentre le critiche frequenti, soprattutto la disapprovazione e la denigrazione, contribuiscono a indebolirla. Accanto alla valutazione personale di sé, fra Stipan mette quindi in evidenza anche l’importanza dei rapporti in cui viviamo e del modo in cui gli altri ci dimostrano accoglienza o ci svalutano.

Ha collegato un alto livello di autostima e di fiducia in sé alla salute fisica e psicologica, a una maggiore resistenza allo stress e alla disponibilità ad aiutare gli altri e a prendersi cura del loro benessere. Secondo la sua spiegazione, la consapevolezza del proprio valore aiuta anche nei conflitti: accettiamo più facilmente le critiche, non incolpiamo gli altri quando qualcosa va storto e possiamo chiedere perdono quando sbagliamo. Ha collegato tutto ciò anche all’autonomia e all’indipendenza della persona.

D’altra parte, ha detto, le persone con scarsa autostima possono pensare di essere incapaci, poco intelligenti o poco attraenti, oppure giudicarsi prevalentemente in modo negativo. Lo sviluppo dell’autostima e della fiducia in sé, afferma dunque fra Stipan, dovrebbe essere parte integrante dell’educazione, della crescita personale e della maturazione. Non è qualcosa che si possa compiere una volta per tutte, ma un percorso che accompagna la maturazione della persona.

La superbia non è rispetto di sé, ma autoesaltazione

Affrontando l’altra parte della domanda, fra Stipan descrive la superbia come autoesaltazione, riconoscibile nella presunzione e nella vanità. Ha ricordato che gli antichi Greci la chiamavano «eccessivo splendore» e l’ha collegata a una serie di inclinazioni peccaminose con cui Gesù spiega che il male proviene dal cuore dell’uomo. «Il superbo è colui che non ha rispetto di sé, ma si considera molto più grande di quanto sia», ha detto.

Vede una differenza anche nel rapporto con gli altri. Secondo le sue parole, il superbo non mira soltanto a essere riconosciuto o lodato, ma a essere superiore agli altri. Vuole che siano viste, riconosciute ed esaltate soltanto le proprie capacità, e disprezza gli altri considerandoli subordinati e di minor valore. Ha così descritto l’autostima come valutazione di sé e la superbia come sopravvalutazione di sé che, al tempo stesso, svaluta gli altri.

Ha collegato il peccato della superbia al vizio della vanità, ma ha sottolineato che la superbia può lasciare una devastazione molto maggiore. «Se la vanità è una malattia dell’ego umano, è soltanto una piccola malattia rispetto alla devastazione che la superbia può lasciare nell’uomo». Ha ricordato gli antichi monaci, che riconoscevano un ordine nella successione dei mali, a partire dalla gola fino ai peccati che descrivevano come i più terribili. In quella successione, ha riferito, chiamavano la superbia la grande regina dei peccati.

Fra Stipan trova un’immagine più profonda della superbia nel racconto del peccato dei progenitori nel Libro della Genesi. Interpreta il loro desiderio, nel Giardino dell’Eden, di essere come Dio, se non addirittura superiori a lui, come il peccato della superbia. Richiamandosi poi agli scrittori spirituali, ha sottolineato che la superbia distrugge i rapporti umani e avvelena il senso di fraternità che dovrebbe unire le persone. Nella sua esposizione, collega quindi le sue conseguenze anche alla compromissione della comunione.

L’umiltà come apertura alla grazia di Dio

«La salvezza è legata all’umiltà, e l’umiltà è il vero rimedio a ogni superbia», ha affermato fra Stipan. Ha richiamato il cantico di Maria, il **Magnificat**, nel quale Maria canta Dio che, con la sua potenza, disperde i superbi nei pensieri del loro cuore. In questo contesto ha sottolineato che è inutile cercare di strappare qualcosa a Dio, come sperano i superbi, perché in definitiva Dio vuole donarci tutto.

Ha citato anche la Lettera di Giacomo e il suo messaggio secondo cui Dio si oppone ai superbi e dà la grazia agli umili. Parlando della comunità a cui l’apostolo si rivolge, ha collegato le sue tensioni interne alla superbia. Ha espresso la conclusione della sua risposta con queste parole: «L’umiltà è aperta alla grazia di Dio, mentre la superbia è assolutamente chiusa alla grazia di Dio». Infine, ha sottolineato in particolare che **la fiducia in sé e la superbia non vanno confuse**.

La risposta completa di fra Stipan Klarić è disponibile nella registrazione audio che accompagna l’articolo originale di Radio Mir Medjugorje. Il programma ‘Chiedete a un sacerdote’, nel quale sacerdoti collaboratori della radio rispondono alle domande degli ascoltatori, va in onda il lunedì alle 8.20 ed è riproposto lo stesso giorno alle 20.